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Holophonic Room

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Per la mostra PRINCIPIA, in Piazza del Duomo a Milano, in occasione del Salone Internazionale del Mobile, dal 11 al 27 aprile 2011, Hubert Westkemper ha curato uno spazio (Holophonic Room) dedicato all'ascolto 3D con la Wavefield Synthesis

L’olofonia e` il corrispettivo acustico dell’olografia, dove il termine greco oλος, holos, “tutto”, ci suggerisce una dimensione di avvolgente spazialita`, che e` poi uno degli obiettivi di questa nuova tecnica, la Wavefield Synthesis (WFS), cioe`la creazione di un campo sonoro. I primi studi in proposito, iniziati negli anni 90 in Olanda presso l’Universita` Tecnica di DELFT, si devono a A.J. Berkhout, D. de Vries e P. Vogel (Acoustic Control by Wave Field Syntesis) e a M.M. Boone, E.N.G. Verheijen e P.F. van Tol (Spatial Sound Field Reproduction by Wave Field Synthesis). L’obiettivo e`quello di realizzare sorgenti sonore e spazi virtuali attraverso un vero e proprio “rendering audio”, che generi un campo sonoro fruibile per un’ampia zona di ascolto.

Quest’approccio evidenzia una differenza sostanziale rispetto alle nostre attuali modalita` di diffusione del suono: mentre nella stereofonia o anche nei sistemi surround la combinazione delle varie casse acustiche crea una specie di illusione psico-acustica (tra l’altro in una zona molto ristretta chiamata “sweet spot”), la nuova tecnica genera fisicamente un campo sonoro indipendente dalle caratteristiche fisiche dello spazio reale in cui cio` avviene. Lo “sweet spot” si allarga a una zona molto ampia e permette agli ascoltatori di muoversi liberamente al suo interno, e di localizzare voci, strumenti e altri suoni, a varie distanze, e anche in movimento, come se fossero reali. La collocazione di queste sorgenti virtuali non e` strettamente legata alle posizioni effettive degli altoparlanti e in determinate condizioni e` addirittura possibile creare una specie di olografia sonora qualche metro avanti ai diffusori acustici.

Per generare queste sorgenti virtuali, la WFS sostituisce le onde sonore – che nella realta` si propagano concentricamente da una voce o da uno strumento, come le onde provocate da un sasso che cade in uno stagno – con “fronti sonori” curvati in maniera identica e diretti verso chi ascolta.

I segnali audio sono generati, a partire da segnali monofonici, da un sofisticato sistema di calcolo e inviati a decine di diffusori, i quali sono allineati su un piano orizzontale intorno al pubblico e agiscono contemporaneamente come fossero un diffusore unico.

La WFS e` attualmente realizzabile a 360° su questo piano orizzontale ma, a differenza degli impianti delle sale cinematografiche o di quelli home theatre, non obbliga a nessuna direzione preferenziale.

Sebbene questa configurazione corrisponda a una superiore sensibilita` di localizzazione del sistema uditivo umano, ho sentito il bisogno di aggiungere allo spazio virtuale anche la dimensione verticale, sia per un piu` completo avvolgimento acustico, sia per sperimentare la possibilita` di creare traiettorie sonore che scavalcassero le teste del pubblico.

Entusiasta delle potenzialita` che ho intuito in questo avanzatissimo sistema di diffusione del suono, fino a oggi relegato nei centri di ricerca e nelle universita` europee, e verificato l’effettivo funzionamento presso l’IRCAM di Parigi che e` tra gli istituti piu` all’avanguardia nella ricerca della tecnologia applicata alla musica, mi sono adoperato per portarlo in Italia al fine di poterne sperimentare la concreta applicabilita`nel campo dello spettacolo. Il risultato di questa prima fase di sperimentazione e` stato uno studio di natura teatrale realizzato al Teatro Mercadante di Napoli nel 2010.

Questa esperienza ha aperto il campo a un’ulteriore sfida, affrontata oggi insieme a due compositori stimolati a mettersi anch’ essi a confronto con la dimensione creativa dello spazio e del suono in movimento.

Nasce cosi` questa installazione sonora con due brani musicali: Il brano The Planets di Ludovico Einaudi, ha gia` insita, nell’idea compositiva, l’immagine dei pianeti del sistema solare e il senso della spazialita`. Attraverso la WFS la variazione ondivaga del firmamento puo` acquistare tridimensionalita`.

Traiettorie e orbite, suggerite da un pianoforte elettrico con scie di archi e violoncello, si identificano, si avvicinano e allontanano sopra le nostre teste di spettatori, come meteore. Il pubblico e` attratto o sfiorato da suoni che lo fanno sentire immerso nello spazio cosmico come parte integrante di esso.

Il secondo brano Church of Noise di Sir Bob Cornelius Rifo, promette anch’esso una fruizione non convenzionale: archi avvolgenti che ben sfruttano le potenzialita` non solo frontali della WFS; una voce maschile occupa saldamente uno spazio centrale, mentre due voci femminili fluttuano liberamente nello spazio e si inseriscono nei “drone” elettronici e il tessuto musicale. Un gioco di prospettive sonore che, attivando l’immaginazione, suggerisce ed evoca nello spettatore stati d’animo, ricordi ed emozioni.

L’esperienza accumulata in anni di sperimentazione sulla spazialita`, che mi hanno portato anche a realizzare uno spettacolo teatrale come Elettra, in cui tutti gli spettatori seguivano in cuffia con segnali binaurali la soggettiva della protagonista, mi da` modo di valutare e apprezzare questa nuova sofisticata tecnica, che intendo approfondire anche in futuro. Sono convinto che il suono, generalmente confinato negli ambiti della semplice tecnica, abbia molte potenzialita`ancora da scoprire. Attraverso la WFS e`possibile arricchire l’apporto sonoro di inventiva e tridimensionalita`in modo da conferire alla tecnologia uno spessore piu` denso di significati e una sua valenza anche drammaturgica.